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Presentazione Foresta Fossile.    

Indice

Resti di tronchi di alberi "vecchi" di circa 50.000 anni affiorano, ben conservati, sepolti tra le ghiaie e le argille del fiume Cesano, tra Monte Porzio e Pergola
Questa foresta fossile ci racconta la storia di epoche in cui il clima, la flora e la fauna ma soprattutto le comunità umane erano diverse da quelle attuali.
Nell'illustrazione sono ricostruiti l'ambiente ed il paesaggio della foresta con i suoi abitanti.



Distribuzione

Tronchi fossili

Fasi evolutive

Convegno 15 maggio 2002 San Lorenzo in Campo (PU)

Sintesi discorso Ass. ing. D. Guanciarossa





Scoperta foresta ‘pietrificata’ di Enrico Barbetti

S. LORENZO IN CAMPO (PU) — Fino ad oggi nessuno se n’era accorto, ma c’è un’immensa foresta alpina sulle rive del Cesano. A vederla sono stati ancora in pochi, perché per trovare gli alberi occorre scavare, come ha fatto un‘équipe di geologi dell’Università di Urbino, capitanata dal professor Rodolfo Coccioni, che ha portato alla luce i primi reperti di quella che si sta rivelando una straordinaria scoperta.

Si tratta di una «foresta fossile» di circa 50mila anni fa. Finora sono stati pescati dal greto del Cesano una decina di tronchi, ancora radicati nel terreno, di diverse dimensioni: i più grandi superano il metro di lunghezza, per un diametro di circa 80 centimetri. L’erosione fluviale ne ha fatti affiorare nei pressi di Monte Porzio, San Michele, San Lorenzo in Campo e San Vito, ma una campagna di scavi più ampia potrebbe svelarne molti di più.

L’età dei reperti è stata stabilita incrociando i dati scaturiti dall‘esame del Carbonio 14 con considerazioni relative agli strati geologici nei quali questi sono stati scoperti. Alcuni dei tronchi sono ora all’esame degli esperti dell’orto botanico dell’Università di Urbino per stabilire con esattezza a quale specie appartengano, ma secondo le prime analisi dovrebbero essere di pino silvestre. Le condizioni climatiche della vallata, 50mila anni fa, erano simili a quelle delle attuali aree pedemontane delle Alpi con temperature medie di qualche grado inferiori a quelle odierne, mentre successivamente si sarebbe manifestato un periodo glaciale, e la zona boscosa, si sarebbe trasformata in una gelida steppa. Tra le specie animali che popolavano la zona è accertata la presenza di alci, e i ricercatori non nascondono la speranza che negli stessi strati da cui affiorano i tronchi possano emergere tracce di qualche presenza umana.

Il sito è stato segnalato alla Soprintendenza archeologica delle Marche, che con l’Università di Urbino realizzerà le prossime campagne di scavo. Vi potrebbero essere altre sorprese.

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